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Valdobbiadene

Villa SandiTra le lussureggianti colline della Gioiosa Marca Trevigiana e più precisamente nelle colline del Montello sorge Villa Sandi della Famiglia Moretti Polegato.
Il Montello è una strana collina di terra rossa che si eleva, isolata e ben definita, poco oltre i 300 metri a sud dell'attuale corso del Piave.
Villa Sandi è stata anche sede, durante la guerra del 1915 e 1918, per operazioni di collegamento con la prima linea a difesa del Piave e ne sono testimoni le numerose gallerie che la attraversano. A tale proposito, nella ricorrenza del novantesimo della Battaglia del Solstizio del 15 giugno 1918, la Confraternita vuole essere partecipe agli eroici sacrifici che i Soldati Italiani hanno compiuto a difesa del Suolo Patrio.
È stato rintracciato un libro stampato il 12 giugno 1936 dalla Casa Editrice Carnaro di Milano dal titolo "Testamenti della Grande Guerra" che raccoglie le parole supreme di una generazione di sfortunati, che hanno scolpito nell'eternità della Storia il volto della Patria nuova e come non mai antica.
Ne abbiamo scelte alcune sperando, in tal modo, di contribuire al ricordo e non all'oblio di quanto questi Eroi con il loro sacrificio hanno dato alla Patria. 

Cesare BattistiBATTISTI CESARE
Medaglia d'Oro,Tenente del 6° Alpini. È la Figura più alta e completa di Martire della nostra guerra. Trento lo elesse suo deputato nel 1911 al Parlamento Austriaco dove egli sostenne, con i suoi principi socialisti, i diritti di Trento Italiana e i due postulati dell'irredentismo: l'autonomia amministrativa e l'università Italiana.
Scoppiata la guerra europea, egli ebbe subito l'intuizione degli avvenimenti e della missione che a lui sarebbe spettata.
Raggiunse il fronte e sulla linea del suo Trentino si prodigò, prima come semplice soldato degli Alpini, poi come ufficiale.
Nell'azione di Monte Corno, 10 luglio 1916, dopo una resistenza strenua, si trovò circondato e catturato dagli Austriaci. Interrogato non negò l'essere suo e salì sulla forca che l'aspettava due giorni dopo con una serenità e forza d'animo. Il suo ultimo grido fu quello di: "Viva l'Italia".

La guerraPrima di andare al supplizio gli venne concesso di dettare ad un sottufficiale di nazionalità Tedesca le sue ultime volontà non essendogli permesso di vergarle di mano propria:

"Caro Fratello,
mi hanno condannato a morte. La sentenza verrà subito eseguita.
Mando a te il saluto estremo, che non posso indirizzare alla mia famiglia.
Portalo tu, quando potrai, alla mia Ernesta che fu per me una santa,
ai miei dolcissimi figli, Gigino, Lisetta, Camillo, al nonno e alle zie,
allo zio e alle mie sorelle, e alle loro famiglie.
Io vado incontro alla mia sorte con animo sereno e tranquillo.
Ai miei figli: siate buoni e vogliate bene alla mamma, consolate il suo dolore.
Cesare Battisti

Viezzoli LudovicoVIEZZOLI LODOVICO
S.Tenente di fanteria, volontario irredento, nato a Trieste l'8 novembre 1895, studente, caduto sul Monte Colombara (Altipiano di Asiago) il 28 giugno 1916: Questo suo Testamento, all'atto di partire per il fronte, dice tutta la nobiltà di questi volontari irridenti venuti a dare la vita per la loro vera Patria:

"Mamma adorata!
Tu leggi la mia lettera, mentre giaccio sotto qualche zolla fiorita,
vicino ai miei compagni di speranza e di vittoria,
mentre il tricolore ondeggia sul mio S. Giusto.
Tu piangi: ascoltami, piangi; ché il pianto fa bene: è lo sfogo e la benedizione sui morti.
Ma se vuoi trovare una consolazione nel tuo dolore, se
vuoi avere un grande sollievo, se mi volevi realmente bene,
consolati pensando che io andai raggiante alla morte come il gladiatore romano.
Pensa che se non fossi andato, sarei stato moralmente tanto male,
come in quei tre mesi nei quali ho provato a fare il vigliacco di fronte a me, di fronte agli altri;
e me lo sentivo nel cuore.
...Un grande destino incombe sull'umanità. Io dovevo andare soldato, ineluttabilmente;
tutta la odierna generazione ebbe il compito, il dovere di fecondare con il suo sangue una nuova era...
Ed ora addio, addio.
Ricordati quello che ti dissi. Ti voglio orgogliosa, ti voglio ancora madre.
Consolati pensando che tuo figlio è morto per dare una vita più lieta ad altri...
Tuo, oltre la vita, sempre figlio Vico.

Sauro NazarioSAURO NAZARIO
Medaglia d'Oro, Tenete di Vascello, nato a Capodistria il 20 settembre 1880. Patriota fervente, appena scoppiata la guerra europea riparò in Italia per offrire il suo valido braccio alla vera Patria sua. Venne arruolato nella Regia Marina come ufficiale di complemento e subito per la sua abilità marinara e per il suo entusiasmo gli vennero affidate imprese difficili e rischiose nella costa dalmata e istriana con le quali egli rese importanti servizi.
Il 10 agosto 1916 per l'incaglio del sommergibile "Pullino" che egli comandava, avvenuto sulla costa dalmata, cadde nelle mani del nemico.
Forte della sua fede nell'Italia affrontò sereno il sacrificio supremo e salì sulla forca a Pola ripetendo più volte al suo carnefice il grido di "Viva l'Italia": Lasciò per la moglie e per il figlio Nino queste due commoventi lettere che portano la data delle sue prime imprese arrischiate:

Venezia 20-5-1915
"Cara Nina!
Non posso che chiederti perdono per averti lasciato con i nostri cinque bimbi ancora
con il latte sulle labbra; so quanto dovrai lottare e patire per portarli e lasciarli sulla
buona strada, che li farà proseguire su quella di suo padre: ma non mi resta a dir altro,
che io muoio contento di aver fatto soltanto il mio dovere di italiano.
Siate pur felici che la mia felicità è soltanto quella che gli italiani hanno saputo e voluto fare il loro dovere.
Cara consorte, insegna ai nostri figli che suo padre fu prima italiano, poi padre e poi uomo".
Nazario

"Caro Nino,
Foto Guerratu forse comprendi od altrimenti comprenderai fra qualche anno quale era il mio dovere di italiano.
Diedi a te, a Libero, ad Anita, ad Italo, ad Albania nomi di libertà; ma non solo sulla carta;
questi nomi avevano bisogno di un suggello, ed il mio giuramento l'ho mantenuto.
Io muoio col solo dispiacere di privare i miei carissimi e buonissimi figli del loro amato padre,
ma vi rimane la Patria che è il plurale di Padre e su questa Patria giura, o Nino,
e farai giurare i tuoi fratelli, quando avranno l'età per ben comprendere,
che sarete sempre, ovunque, e prima di tutto Italiani.
I miei baci e la mia benedizione.
Papà.
Dà un bacio a mia mamma, che è quella che più di tutti soffrirà per me.
Amate vostra madre e porta il mio saluto a mio padre."

EMANUELE FILIBERTO DI SAVOIA
EMANUELE FILIBERTO DI SAVOIA"...Il mio estremo saluto va a tutti i miei amici,
collaboratori e cari compagni d'armi del Carso e del Piave,
cui esprimo ancora tutta la mia riconoscenza per quanto i miei ordini hanno fatto
per la gloria della Terza Armata e per la grandezza della Patria.
Desidero che la mia tomba sia, se possibile, nel cimitero di Redipuglia,
in mezzo agli Eroi della Terza Armata;
sarò con essi vigile e sicura scorta alle frontiere d'Italia,
al cospetto di quel Carso che vide epiche gesta ed innumeri sacrifici,
vicino a quel mare che accolse le salme dei Marinai d'Italia".
 





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